Un incubatore che da un decennio accompagna i talenti emergenti della musica elettronica, nato dall’incontro tra un brand storico e una scuola di formazione, oggi guarda oltre i confini del laboratorio fisico per abbracciare l’intero territorio nazionale. È questo il racconto emerso dal confronto con Nello Greco e Alex Tripi, protagonisti di un progetto che intreccia educazione musicale, cultura del club e sostegno concreto a chi muove i primi passi nell’industria.
Interrogato sull’importanza della formazione all’interno di JägerMusic Lab, Tripi ha chiarito che il percorso da autodidatta resta una strada percorribile, ma non priva di insidie. “Sì, si può essere anche autodidatti, si può crescere, costruire una propria carriera. Un artista può nascere e completarsi a 360 gradi anche da una formazione d’autodidatta. Però, ovvio, delle volte si portano dietro tanti vizi, tanti piccoli errori, tante sfumature che poi si risolvono soltanto con una coscienza approfondita e, ovviamente, essere aiutati da professionisti, essere seguiti e conoscere meglio e più approfonditamente alcune sfumature che poi sono quelle piccole cose che fanno la differenza, sicuramente aiuta, è importante una formazione completa”.
Alla richiesta di scomporre l’acronimo del progetto, distinguendo il peso dello sponsor, della componente sonora e di quella laboratoriale, Tripi ha risposto con entusiasmo, sottolineando come il marchio abbia lasciato piena libertà creativa. “Jägermeisterc’è in tutte le forme, perché è il patrocinatore dell’iniziativa, perché c’è tanto Jägermeisterdurante tutto il Lab, ma a parte questo è un brand che ci ha dato la possibilità di costruire uno spazio unico per gli artisti di oggi. Sono dieci anni che facciamo questo incubatore, con un unico brief con il brand, è stato lasciateci fare un lavoro di crescita della nuova generazione, e il brand ha detto ok, fate ciò che sentite che è giusto, noi qui supportiamo la new generation, e credo che questo abbia dato a Jaeger una grandissima connessione con l’industria musicale e con la nuova generazione. Music e Lab sono due parole fondamentali, musica è il centro nevralgico, non cerchiamo altro, non cerchiamo fama, non cerchiamo biglietti da vendere, non cerchiamo click facili con questo progetto, cerchiamo qualcuno che abbia una storia da raccontare personale, quindi un artista, che lo faccia attraverso la musica, quindi non lo facciamo attraverso la fotografia, non lo facciamo attraverso i dipinti, lo facciamo attraverso la musica, che è ciò che ci rappresenta a noi da tre decenni e a chiunque ama la musica da sempre. Lab è fondamentale, perché il Lab è il modo in cui cerchiamo di costruire qualcosa, all’interno di questo percorso si costruiscono dischi, si scambiano emozioni, si scambia conoscenza e si arriva a farla e a performarla live, quindi è proprio un laboratorio artistico culturale all’interno della musica”.
Sul contributo reciproco tra Mat Academy e il progetto sostenuto dal marchio di liquori, Greco ha parlato di un’unione più che di una semplice collaborazione commerciale. “È una bella, più che partnership la voglio chiamare un’unione musicale, dove Mat Academy ha trovato il modo per trovare in una maniera un pochino più originale artisti che magari avevano necessità di esprimere il loro talento e avevano quelle difficoltà di poter poi uscire su qualche grande palco, di poter suonare sugli stage giusti, di poter avere quella possibilità di creare musica in un ambiente protetto. Jagger crea tutto questo, crea questo mondo, dà la possibilità a talenti emergenti di ritrovarsi insieme, di suonare insieme e di arrivare anche sui grandi palchi”. Tripi ha voluto aggiungere un dettaglio sulla natura del rapporto tra le due realtà, definendo il marchio austriaco un caso più unico che raro nel panorama dei brand. “Noi sicuramente portiamo la parte di educazione, esperienza, formazione vera, Jagger porta un’essenza e noi in dieci anni che lavoriamo con Jagger, con l’Italia ma anche con tutto il mondo, è un brand particolare, dentro questo brand c’è chiunque a tutti i livelli respira il rapporto con il pubblico, con la musica in una maniera che io non ho mai visto in nessun’altra marca ed è forse il motivo per cui riusciamo a sentirci così tanto a casa, come artisti e come produttori e come accademia, perché è proprio un brand che respira questo, questo è unico, lo volevo dire senza finti lecchismi”.
Riguardo alla gestione logistica di un’iniziativa che si estende lungo l’intera stagione, Greco non ha nascosto la fatica organizzativa, bilanciata però dalla passione per il progetto. “Devo dire fatica, c’è tanto team ovviamente del nostro entourage che ci supporta e anche sopporta, a parte gli scherzi, la fatica innanzitutto, ovviamente però che cosa è che ci aiuta a fare tutto questo nel modo migliore? La musica, il piacere di poter dare la possibilità a nuovi talenti e attraverso la musica creare questo mondo che piace a tutti noi e che in qualche modo si trasforma in qualcosa di davvero bello e costruttivo, poi la fatica si sente poco, però c’è tanto lavoro, si sono aperture selezioni, ascolto di tantissimi candidati che poi ogni candidato porta tantissime tracce, live set, interviste, c’è tanto, tanto, tanto lavoro, dopodiché una selezione che delle volte è anche dura, è anche, trovare quell’artista in pochi minuti, in poco tempo è ancora un esperimento molto, molto complicato, è un lavoro davvero complesso, però tutto questo team ci aiuta a fare tutto questo”.
A distanza di anni dall’avvio del percorso, è emersa la necessità di fermarsi periodicamente per fare un bilancio sull’evoluzione del format. Tripi ha spiegato come il progetto abbia mutato pelle più volte, seguendo le trasformazioni dell’industria. “Sì, assolutamente, quest’anno è stato un anno in cui abbiamo voluto fare un momento di bilancio con tutto il team, ed è un momento in cui facciamo una fotografia delle generazioni, in realtà l’abbiamo fatto anche tre anni fa, nel senso che ci rendiamo conto che ogni 3-4 anni l’industria cambia, la scena cambia e noi cerchiamo di evolvere il progetto che si chiama sempre Jäger Music Club, ma in realtà evolve, quindi all’inizio era incentrato per esempio su raccontare questa storia attraverso una docuserie, poi è diventato tutto molto più incentrato sulla musica, sulla parte social, ma poi ci siamo spostati in Italia dall’estero perché volevamo ridare sul mercato italiano qualcosa per costruire la scena italiana. Ora, questo esperimento di andare on tour, e quindi portare il lab non più soltanto dalla parte fisica, ma portarlo on the road, abbiamo coinvolto Cocoricò, Tenax, Muretto, in maniera ancora più profonda e la reazione da parte loro è, wow, che figata, costruiamo insieme qualcosa di profondo, quindi credo che stiamo costruendo adesso questa nuova evoluzione, quindi la risposta è, ogni 2-3 anni tiriamo le somme e cerchiamo di disegnare cosa serve per domani”.
Sollecitato sulla possibilità che l’ecosistema costruito attorno al progetto possa espandersi ulteriormente, dando vita a etichette proprie o ad altre diramazioni, Tripi ha svelato l’esistenza di una struttura ben più ampia rispetto a quanto visibile in superficie. “La nostra galassia ovviamente nasce come imprinting principale, quella dei corsi, però poi magari è quello che si vede fuori, in realtà poi dietro c’è tutto un ecosistema enorme, c’è un sistema di una community gigantesca, studenti che si connettono tra loro, parlano tra loro, attività di talent pool, quindi diamo la possibilità agli studenti di raggiungere il proprio obiettivo attraverso le nostre partnership, quindi si parla di musica, si studia musica, ci si connette con tutti gli altri studenti per poi poter avere quella possibilità di arrivare ai grandi palchi o alle grandi label. Abbiamo anche poi un sistema di label interne che stiamo strutturando e ristrutturando per arricchirlo ancora di più, non spoilero nulla di particolare, però dietro ci sono grandi nomi anche a livello internazionale, label per i selected artists e poi anche per tutti coloro che entrano in accademia, alla fine del percorso quando sono in grado di rilasciare le loro tracce, possono rilasciare autonomamente su una nostra etichetta. Diciamo che stiamo anche lanciando un ecosistema per fare eventi per i nostri studenti, quindi una piattaforma di eventi sia nostra che con i partner dal Pasha di Ibiza al Burning Man, quindi c’è tutta una piattaforma di eventi, quindi partono dallo studio, community, label e eventi e poi gli aiutiamo a curare la parte legale, social media, contratti”.
A chiudere il confronto, una riflessione sulla filosofia di fondo che guida ogni scelta imprenditoriale del gruppo, dichiaratamente equidistante rispetto alle logiche di parte che talvolta caratterizzano il settore. “L’unico punto che ci rappresenta è una scelta di campo che abbiamo voluto fare con Nello e con i nostri partner, noi vogliamo essere la Svizzera, cioè non prendiamo parte, cerchiamo di spingere delle cordate rispetto ad altri, non vogliamo avere contratti capestri, cioè il nostro obiettivo è da artisti per gli artisti, quindi tutto ciò che facciamo è per sviluppare la nuova generation, senza problema il nostro business è l’education, quindi tutte le label, tutti gli eventi sono fatti in modo che siano giusti per la next generation”.
Un decennio di lavoro che ha trasformato un semplice patrocinio in un vero ecosistema culturale, capace di intrecciare formazione, community e opportunità concrete per chi sceglie la musica come linguaggio identitario. La strada intrapresa, tra bilanci periodici e nuove diramazioni all’orizzonte, sembra destinata a proseguire con la stessa filosofia che l’ha resa negli anni un punto di riferimento per la scena italiana.








