Il 29 settembre è arrivato in libreria “Viaggia insieme a noi. I nostri 2000 come non li hai mai sentiti“, il volume con cui Jeffrey Jey e Maury Lobina, ovvero gli Eiffel 65, ripercorrono in prima persona la parabola di una delle realtà italiane di maggior successo internazionale di sempre. Pubblicato da Rizzoli illustrati in 240 pagine al prezzo di 24,90 euro, il racconto parte dalla provincia degli anni Settanta, passa per l’America e la Sicilia e approda a Torino, trampolino di un successo planetario con “Blue (Da Ba Dee)”, l’album “Europop” e la nomination ai Grammy. Tra moda, discoteche e videoclip dei primi Duemila, un’amicizia lunga oltre trent’anni diventa anche un caso editoriale e un tassello nel riposizionamento del marchio. Abbiamo chiesto al duo come è nata l’operazione, come sono stati gestiti diritti e materiali storici e quale posto occupa il libro nella strategia del brand.
Che tipo di operazione editoriale è stata la scelta di raccontarvi in un libro invece che, ad esempio, con un documentario o un podcast: che ritorno di business vi aspettate da questo formato?
“Libri, documentari e podcast non sono proprio la stessa cosa, hanno dinamiche e linguaggi diversi. Il libro non esclude gli altri due, anzi, spesso è un ottimo pretesto per poi andare a realizzare un documentario o a raccontarlo in un podcast. Ad ogni modo la nostra non è stata una scelta strategica. È capitato in maniera spontanea. In quasi 30 anni di carriera, ci capita sistematicamente di raccontare aneddoti spesso assurdi riguardo le nostre esperienze in giro per il mondo, e la maggior parte delle volte la cosa si chiude con la frase: “dovreste scrivere un libro”. E poi un giorno Mondadori ci ha proposto di farlo davvero. Abbiamo capito che era il momento giusto e abbiamo accettato di buon grado. Quando creiamo musica ci muoviamo nel campo delle emozioni. Ed è andata allo stesso modo anche con il libro. Siamo ancora convinti che solo se generi emozioni puoi sperare di vendere qualcosa e magari monetizzare. Gli obiettivi che ci siamo posti quando abbiamo iniziato a scriverlo sono di natura più emozionale, tipo: dare ai nostri cari la possibilità di conoscere la nostra vera storia scritta da noi, oppure raccontare a chi ha un sogno impossibile come siamo riusciti a realizzare il nostro partendo da zero, o anche solo fare un viaggio nel passato dal nostro punto di vista. Più che un ritorno di business ci aspettiamo che qualcuno si emozioni e si diverta a leggerlo”.
Come avete gestito i diritti e le licenze legati ai contenuti storici del gruppo (foto, materiali, brand) nella realizzazione del libro?
“Grazie alla casa editrice e alla BlissCo, abbiamo avuto dei validi collaboratori che si sono prodigati non poco a cercare le persone e le fonti necessarie a trovare accordi per il materiale da licenziare. In alcuni casi non è stato nemmeno possibile, sono passati tanti anni e il raggio di azione internazionale non ha aiutato. Ma alla fine ci premeva pubblicare materiale più inedito possibile e fortunatamente molto di questo era di proprietà nostre interne e quindi pubblicabile senza particolari difficoltà”.

Il mercato editoriale musicale italiano è ancora poco strutturato: quali difficoltà avete incontrato nel trovare un editore o nel definire il modello distributivo del libro?
“Per quello che riguarda le edizioni, le uniche su cui siamo competenti sono quelle musicali. Il nostro editore è da sempre Massimo Gabutti, che per noi è il massimo esperto in materia di trattative internazionali. Così bravo e fidato che gli lasciamo carta bianca, lui spesso ci contatta per valutare/definire/concludere le varie proposte che ci arrivano e che lui ha già portato avanti magistralmente. Per quanto riguarda il libro non abbiamo dovuto cercare un editore, è stata la casa editrice a chiederci di scriverlo, il modello distributivo è il loro e confessiamo di non conoscere bene l’argomento…Impareremo strada facendo come sempre. Va detto che ci siamo trovati benissimo con loro, sempre ultra-disponibili, chiari e ben disposti verso di noi 24/7, e non siamo un cliente facile da gestire: iper nerd, autocritici allo sfinimento e incontentabili quando si tratta di scrivere e chiudere un progetto creativo”.
Pensando al brand Eiffel 65 oggi, il libro si inserisce in una strategia più ampia di licensing o merchandising, o resta un progetto a sé stante?
“Non siamo gente da grandi strategie o campioni del marketing, arriviamo da un’epoca in cui l’unica strategia era: ‘produci qualcosa che funziona’ a cui noi aggiungevamo: ‘che emozioni a tal punto da arrivare ovunque e durare nel tempo’. Ci stiamo cimentando solo di recente davvero sui social, cercando di imparare a comunicare al di fuori del contesto musica. Detto questo, noi da un po’ di anni a questa parte, da quando abbiamo deciso di riattivare il progetto Eiffel 65 a 360 gradi, abbiamo avviato una serie di processi atti a riposizionare il brand, a proporre nuove cose e a comunicare nei modi di oggi”.
Tendete sempre a farlo da artisti, quindi in maniera più creativa che tecnica o prettamente guidata dal marketing.
“Ci diverte di più intendere tutto in questo modo. Per il libro stiamo realizzando contenuti ad hoc che avviino una narrazione, ma senza spoilerare troppo. Ma di fondo non era una cosa pianificata, abbiamo deciso di scriverlo soprattutto perché pensiamo che la nostra sia una storia incredibile: di un’amicizia che dura da 35 anni, di un sogno impossibile che si è realizzato. Una storia piena di eventi pazzeschi e di momenti difficili che ci hanno portato fino a qui, a chi siamo e dove siamo oggi. Riteniamo fosse giusto raccontarla. A prescindere da cosa ne potrebbe portare in termini di business”.








