SoundCloud ha avviato una fase beta che permette agli artisti di vendere musica direttamente ai propri ascoltatori all’interno della piattaforma, senza trattenere alcuna percentuale sull’incasso: il ricavato resta interamente al creatore, al netto di eventuali tasse e commissioni di elaborazione dei pagamenti. La novità, annunciata mercoledì 26 agosto, è stata attivata per un gruppo selezionato di circa 200 creatori Artist Pro residenti negli Stati Uniti che avevano già attivato la funzione di supporto ai fan, i quali potranno impostare autonomamente il prezzo dei brani idonei, renderli acquistabili direttamente dallo streaming e monitorare le vendite tramite Artist Studio e la relativa dashboard; i fan, dal canto loro, potranno acquistare e scaricare i file nel formato scelto dall’artista, che si tratti di MP3 o WAV, senza mai lasciare l’app.
“Gli artisti dovrebbero poter costruire il proprio pubblico in un unico luogo, su un’unica piattaforma”, ha dichiarato Eliah Seton, ceo di SoundCloud, sottolineando come l’azienda voglia integrare ogni strumento utile alla crescita di una carriera musicale dentro un’unica esperienza, permettendo così ai fan di sostenere in modo diretto gli artisti che seguono. Secondo quanto riferito dalla società, l’accesso alla beta si allargherà progressivamente nelle prossime settimane, per poi essere esteso a tutti i creatori idonei entro l’autunno; la scelta di partire con un numero contenuto di partecipanti risponde, spiega SoundCloud, alla necessità di raccogliere un riscontro diretto su cosa funziona, dove emergono criticità e quali funzionalità gli artisti vorrebbero vedere sviluppate in futuro.
La mossa arriva in un momento in cui la domanda per la vendita diretta appare tutt’altro che marginale: SoundCloud dichiara che oltre 250.000 artisti hanno collegato più di 2,4 milioni di brani a piattaforme esterne, indirizzando ogni anno oltre mezzo milione di utenti verso siti terzi per completare un acquisto che, fino a oggi, non poteva avvenire in casa propria; una ricerca interna condotta dall’azienda avrebbe inoltre rilevato che il 28% degli artisti intervistati vende già musica scaricabile oppure desidera farlo, con una ripartizione pressoché identica tra i due gruppi, ciascuno attorno al 14%.
Gli acquisti diretti si affiancano così alle royalty generate dal supporto dei fan, ai vinili stampati su richiesta e alla vendita di biglietti, ampliando ulteriormente il ventaglio di strumenti di guadagno disponibili sulla piattaforma, mentre secondo i dati citati da SoundCloud i superfan arriverebbero a spendere fino a cinque volte di più rispetto agli ascoltatori occasionali, un target che l’azienda sembra intenzionata a coltivare con sempre maggiore attenzione. Il lancio si inserisce in una strategia di monetizzazione avviata da tempo: già nel novembre 2025 SoundCloud aveva eliminato la condivisione dei ricavi sul proprio servizio di distribuzione, lasciando agli artisti abbonati il 100% delle royalty maturate su Spotify, Apple Music, YouTube Music, TikTok e altre piattaforme, introducendo contestualmente il supporto ai fan senza commissioni, i vinili on demand, il merchandising e i negozi online, elementi che lo stesso Seton aveva definito il prossimo grande formato di guadagno per il settore musicale; a marzo 2026 era poi arrivata la funzione Follower Exclusive Releases, che consente agli abbonati Artist Pro di riservare l’ascolto di un brano ai soli follower, mentre a luglio 2026 l’acquisizione di Nina Protocol ha portato in dote a SoundCloud l’archivio editoriale di una piattaforma nata proprio per permettere la vendita diretta agli ascoltatori con trattenuta zero.
Il download a pagamento resta d’altronde un terreno già presidiato da Bandcamp, che secondo il proprio tariffario trattiene il 15% delle vendite digitali, percentuale che scende al 10% una volta superata la soglia dei 5.000 dollari incassati, applicando invece una commissione fissa del 10% sui beni fisici, a cui si aggiungono separatamente le spese di elaborazione dei pagamenti; un confronto che rende la scelta di SoundCloud di azzerare del tutto la propria trattenuta ancora più significativa, in un mercato dove il download digitale continua però a perdere terreno. Il Global Music Report 2026 pubblicato da IFPI certifica infatti un calo del 5,0% su base annua per i download e gli altri ricavi digitali nel 2025, un segmento che oggi pesa appena il 2,5% sui ricavi complessivi della musica registrata a livello globale e che ha così messo a segno il tredicesimo anno consecutivo di declino, in un anno in cui lo streaming ha rappresentato il 69,6% del totale mondiale.








