La cantante SZA ha scatenato una bufera sui social prendendo di mira con parole durissime il prolifico produttore Diplo e la piattaforma di musica generativa Suno, accusandoli di costruire modelli di intelligenza artificiale saccheggiando il talento creativo degli artisti afroamericani. “Diplo ha una quota in Suno e sta attivamente cercando di addestrarla sulle menti più brillanti e migliori di compositori e produttori neri”, ha scritto la cantante sul suo profilo Instagram privato. Il messaggio poi è rimbalzato sul suo account principale con tono ancora più acceso: “Se sei un musicista e supporti questa merda degenerata sei disgustoso e non c’è niente che tu possa dirmi per renderlo accettabile.” La voce di “Kill Bill” ha poi usato la metafora del vibranio, il minerale immaginario simbolo di potere e identità nera nel fumetto e film “Black Panther”, per esortare i colleghi a non cedere la propria creatività alle macchine: “Non date via il vostro vibranio, non addestrate l’AI con il vostro genio.”
Le accuse toccano un nervo scoperto dell’intera industria. La musicista ha sottolineato come la comunità afroamericana, pur rappresentando solo il tredici percento della popolazione statunitense, abbia da sempre influenzato il panorama sonoro globale in modo sproporzionato, diventando così il bersaglio più facile per chi vuole nutrire algoritmi senza riconoscerne il debito culturale ed economico. Suno nel frattempo si è difesa per bocca del suo chief product officer Jack Brody, che su LinkedIn ha ribadito come la piattaforma vieti espressamente agli utenti di caricare materiale altrui, collabori con provider specializzati nel rilevamento di contenuti non autorizzati e abbia scelto intenzionalmente di non usare i nomi degli artisti come metadati di addestramento, per evitare imitazioni dirette. Parole che non sembrano aver convinto nessuno nel mondo dell’ascolto critico: quando il problema è strutturale e culturale, le policy aziendali difficilmente bastano a chiudere il dibattito.




